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domenica 12 settembre 2010

"MAMMA LI TURCHI"

Questa sera la finale che in molti (anche noi) avevamo ipotizzato...

Di seguito riporto il pungente articolo di Enrico Campana da sportevai.it
MILANO – A mondiali di Stato, scontata finale di Stato. Il calendario giusto, le situazioni giuste, gli arbitri neutrali (un sudamericano può essere mai neutrale, figuriamoci quando sono addirittura tre?) per salvare la faccia, l’idolatria sportiva del paese organizzatore e l’eroismo del personaggio negletto, quel Karem Tunceri, l’ottavo giocatore, che tiene a galla la sua squadra, si capisce che sta vivendo un transfert di personalità anche se nessuno avrebbe mai pensato che si prendesse la responsabilità dell’ultimo tiro che ha messo fuori i serbi, certamente la squadra migliore come qualità di giocatori e gioco di questa Mondiale n.16. E’ insomma un cocktail di sport, diplomazia, politica, interessi questo Stati Uniti-Turchia che fa storia non solo come contenuti legati al gioco. A parte la mano dell’uomo (vedi i calendari ad usum delphini…), il destino ha giocato una parte importante e si potrà ricordare che proprio un giorno a caso, l’11 settembre, un paese di religione musulmana priva di titoli nel basket e con due sole partecipazioni in questa rassegna, è entrata fra le potenze del basket. Se il titolo dovesse celebrare l’avanzata (con passo marziale) del basket turco, e la meravigliosa carriera di Bogdan Tanjevic, il coach delle prime volte, colui che abbatte gli steccati, dalla prima Coppa dei Campioni regalata alla sua Jugoslavia nel ’79, alla costruzione del basket di Caserta, al rilancio di Trieste, all’ultimo scudetto di Milano, all’oro azzurro europeo del ’99, omaggio alla sua nuova patria (l’Italia acquisita con tanto di passaporto e residenza stabile da più di 20 anni), il primo ad accettare questo tributo alla crescita del basket su scala mondiale sarebbe proprio James Naismith. Non si tratta di un play o di un gigante della squadra americana di Mike Kryszewski, il vincitore dell’oro olimpico, che nella notte lunga sul Bosforo tenta di riconquistare il titolo a 16 anni di distanza dal trionfo di Toronto, col “Dream Team n.2 ” guidato da Shaquille O’Neal, ma del professore americano che due secoli fa inventò questo fortunato gioco che si sviluppa nell’aria, guarda in alto. Magari stizzito da cittadino americano,il baffuto professore di Springfield guarderà con orgoglio, come titolare del trofeo e dell’invenzione, questa fortunata mescolanza di razze e scuole a ogni latitudine e nella stessa NBA che esprime giocatori superbi, come Kevin Durant, il fenicottero nero che nelle ultime due gare ha segnato 70 punti e vale quasi la metà della squadra americana, e sempre più popolata di europei slavi, turchi, ukraini, russi, spagnoli, francesi, italiani, tedeschi, lituani, asiatici cinesi, australiani, persiani e così via. Nelle semifinali, la Lituania ha perso senza farsi schiacciare dagli americani, i giovani han fatto la loro bella figura, specie quel Pocius che veste la maglia dell’università di coach Kryszewski, meno il perno del rilancio, quel Linas Kleiza che non è abbastanza veloce per giocare guardia o potente per giocare ala. E contro le grandi difese tecniche e di fisico spesso non quaglia. Non c’era come non c’è un unico modo per battere gli usa, se non rischiare il tiro da 3, questo vale anche per la Turchia ben gestita da Tanjevic, che cavalca il senso eroico di questa sfida incarnando l’eroe in Kerem Tunceri, un 31 enne scoperto tardivamente, un vero uomo-bilancia con mani, piedi e testa veloce, cui è toccato l’onore di segnare il canestro del successo per 83-82 con la Serbia che esce con due sole sconfitte, di 1 punto, anche se la seconda arriva con un’azione a 4”3 secondi dalla fine, e la turchia poteva vincere solo con un miracolo. “Meritavamo di vincere, abbiamo giocato meglio delle altre partite, la fortuna ci ha voltato le spalle col canestro di Tunceri all’ultimo secondo”, si frena Dusan Ivkovic che ha però la miglior squadra in proiezione di Londra, e questa volta ha messo in vetrina altri giovani di valore, vedi Kesely, e giocatori di sostanza, come Savanovic. Il play Rasic non è granchè ma sta crescendo Markovic, la novità della Benetton, e a parte il pilastro Krstic, manca un secondo centro di qualità che non è Kosta perovic, lento di piedi. Tanjevic ha battuto per la seconda volta negli unici due confronti il maestro Ivkovic, riconosce che “gli ultimi 4 secondi non hanno niente a che fare col gioco, ma abbiamo giocato meglio di tutte le altre gare e la fortuna ci ha aiutati” Gli Usa hanno l’83 per cento di vittorie col resto del mondo, ma non sono imbattibili. Anche in questo mondiale con un Brasile non eccezionale ci ha vinto di 2 soli punti. Sono 161 vittorie, 33 sconfitte, anche se nessuna con la Turchia perché cestisticamente la Turchia è l’ultima arrivata e i due paesi non si sono mai trovati di fronte nelle due edizioni disputate dai cestisti della mezzaluna, dove a cavallo della classificazione (girone di consolazione) del 2002 a Indianapolis e la fase di qualificazione del 2006 hanno ottenuto una serie di 6 vittorie consecutive che annunciava la crescita. Il Brasile e la Russia con gli yankee ci hanno vinto 8 volte, 6 i cugini portoricani e l’Argentina, 2 la Spagna e la Lituania (che però nulla ha potuto nella semifinale con un Kleiza succube del Durant-power, tutta qua la spiegazione della sconfitta dei bravissimi baltici), e 1 Canada e Grecia. E quest’ultima è la grande spina nel cuore, e proprio quei 101 subiti da “Coach K” quattro anni fa in Giappone hanno provocato nell’ ex cadetto di West Point, mezzo professore e mezzo militare, quello scatto d’orgoglio per vincere l’Olimpiade di Pechino e passare quindi alla parte mediana del progetto, i mondiali in Turchia, e concludere il trittico d’oro a Londra nel 2012, con la stessa “banda” diretta da Jerry Colangelo. Non voglio pensare minimamente quale scossone, invece, provocherebbe una sconfitta sulla Turchia, poco plausibile sul piano sportivo e alla NBA in questo momento delicato con gli arbitri in sciopero, utile paradossalmente sul piano politico–diplomatico, ma estremamente sconveniente per il prestigio della NBA. Solo quando vedrò sul campo i tre arbitri scelti per la finale, capirò qualcosa di più sulla possibilità della Turchia di forzare un pronostico che viene qui equilibrato per un sacco di variabili, non ultima la capacità di poter tradurre tutte le proprie potenzialità in una gara secca di 4 tempi, quando su 3, 5 e 7 incontri tipo playoff non ci sarebbe storia, dai 15 punti di scarto in su. La Turchia ha 4 giganti nella NBA, e non sono male, ma si tratta di giocatori di complemento, lo stesso decantato Hidayet Turkoglu, che dovrebbe cercare di imparare a giocare centro perché copme esasy going è sprecato, dato per scontato che Ersan Ilyasova di Milwaukee e Semih Erden possono aspirare , per l’età, a un ruolo più alto in futuro. E credo che siano loro, alla fine, i giocatori chiave della finale, sia in attacco ma soprattutto come possibili agenti speciali per limitare il Durant-power, 38 punti, ma spettacoloso anche negli assist, ai rimbalzi, insomma la star-dovunque che non è venuto ai mondiali con l’etichetta di più giovane capocannoniere della NBA, il futuro crack, ma l’elemento di tracciabilità di questa formazione che, ripeto come ho già osservato, si potrà chiamare Dream Team solo a opera conclusa. E il cui capolavoro, che merita un approfondimento, è l’acquisizione di una mentalità europea, perché credo che la formazione deludente e svogliata di quattro anni fa con LeBron James e Dwayne Wade e tutto il resto fosse più forte di questa che manca di un centro (che non è Tyson Chandler, ideale per il pugilato), un play di gran classe ma ha giovani motivatissimi e elementi sicuri per un discorso di team working , quali il 34enne regista Chauchney Billups e Lamar Odom dei lakers, gli unici due ad aver fatto un tirocinio con le nazionali Usa, peraltro senza mai farsi notare Sono curioso di conoscere la scelta delle terne. Il premio alla carriera il finlandese Jungebrandt l’ha già avuto, il lituano Brazauskas francamente non è più spendibile, ha diretto male la finale di Coppa dei Campioni mentre l’episodio con Siena non fa storia anche se su queste cose Siena non lascia correre e prima o poi gli tocca. Dei due arbitri italiani, la fiducia della Fiba per Cerebuch, credo oggi il miglior arbitro italiano come sintesi di qualità tecniche e distacco dai centri di potere, è già stata ripagata con la chiamata a primo arbitro di Russia-Slovenia per il girone di consolazione. L’abruzzese Lamonica era già a Pechino, potrebbe entrare in gioco in una terna con un europeo, un sudamericano e un oceanico, difficile ci siano due europei. Certamente la Turchia spenderà il nome del “buon soldato” Gigi nei giochi dell’ultima ora, altrimenti dovremo prendere atto che le brutte storie arbitrali e la “vacatio legis”, un eufemismo per definire anarchia e insubordinazione, non fanno un buon servizio alla credibilità del movimento, ma anche a moltissimi fra i fischietti, fra i quali anche professionisti, medici e avvocati, figure degne. E che è meglio un professionismo con diritti-doveri che un “professionismo peloso” che vale un bel gruzzoletto, una seconda professione ben pagata e che offre prestigio sociale, con doveri puramente formali e un lavoro certosino di lobbies, dosseraggi, che portano alla fine a istituzionalizzare la raccomandazione. Come ha certificato la procura di Reggio Calabria, salvo il non luogo a procedere perché fatto di non rilevanza penale. Nel codice dello sport, vedi il caso Juve, queste “azioni” hanno un finale, l’alterazione del risultato.

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